Categorie
Casa

Ambiente Montessori per una casa a misura di bambino

Un obiettivo molto importante del cosiddetto metodo Montessori è quello di accompagnare il bambino nella sua crescita e quindi nel diventare del tutto indipendente da adulto. Questo obiettivo deve essere perseguito con estrema attenzione indirizzando il giusto approfondimento per quello che viene definito ambiente Montessori. In pratica, un ruolo primario nel metodo è quello di un ambiente dove il bambino possa trovare confort per essere più indipendente e libero.

Ci sono una serie di accorgimenti che devono essere effettuati all’interno della propria casa per renderla in linea con queste esigenze partendo dall’arredamento. Entrando maggiormente nel merito, l’arredamento deve essere leggero, ma al tempo stesso resistente e grazioso. Ad esempio, si può prendere in considerazione l’idea di posizionare degli scaffali bassi che siano a portata del bambino, inserire dei tavoli e delle sedie basse da poter essere utilizzate direttamente senza alcun genere di problema.

Inoltre, è consigliato l’opportunità di consentire al bambino di avere un contatto diretto con gli oggetti che fanno parte della realtà evitando così le riproduzioni in plastica.

L’ambiente Montessori stimola indipendenza e libertà di movimento

Come abbiamo accennato in precedenza, un ambiente idoneo non permette soltanto al bambino di acquisire maggiore indipendenza, ma soprattutto le favorisce il libero movimento.

Questo aspetto è molto importante in quanto il bambino avrà quindi la percezione dei movimenti che può compiere e quindi di autodisciplina. A tal proposito sono assolutamente sconsigliati alcuni oggetti che di fatto realizzano delle barriere fisiche come nel caso di box e di sbarre giacché non permettono al bambino di imparare a governare il proprio movimento.

Bisogna, insomma, plasmare l’ambiente in cui il bambino vive per consentirgli di avere a propria disposizione l’acqua oppure per quanto riguarda la possibilità di prendere giocattoli a proprio piacimento senza dover rivolgersi agli adulti. Questo aumenta la sua sensazione di indipendenza e soprattutto gli consente di autodisciplinarsi evitando movimenti e situazioni che potrebbero essere pericolosi per la sua salute e l’incolumità fisica.

I principi fondamentale per avere un ambiente stimolante per il bambino

Per progettare e realizzare un ambiente che sia a misura di bambino, bisogna tenere in considerazione alcuni principi fondamentali. Innanzitutto, si deve permettere al bambino di godere di quella necessaria libertà.

Il piccolino deve avere la possibilità di sperimentare questa sensazione effettuando qualsiasi genere di movimento con quella che viene definita anche un’azione esplorativa che gli permetterà di autodisciplinarsi. Un altro principio fondamentale dal quale partire per la progettazione dell’ambiente è l’ordine. I bambini sono molto sensibili all’ordine soprattutto nei primi tre anni di vita.

Quindi un ambiente caotico di fatto inibisce il bambino che non riesce a lavorare in maniera opportuna. Come abbiamo già avuto modo di indicare in precedenza, un altro aspetto dell’arredo domestico e più in genere un ambiente dove solitamente si trova il bambino, è quello della bellezza.

Infatti, un ambiente ben curato trasmette al bambino quella sensazione di pace e tranquillità che vogliamo nell’effettuare determinate cose. Infine, per quanto riguarda il metodo Montessori una particolare importanza è rivestita anche dalla natura. La natura, infatti, è fonte di grande ispirazione per cui nell’ambiente è opportuno inserire piante e fiori e quanto più possibile complementi di arredo ed oggetti realizzati con materiali naturali come nel caso del cotone in legno e il bamboo.

Categorie
Casa

Tessuti per tende da sole: come scegliere quello più adatto alle proprie esigenze

Le tende da sole sono immancabili in ogni giardino e terrazzo che si rispetti, l’unica soluzione possibile infatti al problema del sole cocente estivo, l’unica soluzione possibile per poter vivere il giardino anche nelle giornate in assoluto più calde dell’anno.

Sono ovviamente disponibili in molte diverse varianti. Si va infatti dalle classiche capottine alle tende a bracci, dalle tende a pergola alle vele. Non c’è insomma che l’imbarazzo della scelta in modo da scovare la tenda più adatta per le proprie esigenze, per lo spazio che si ha a disposizione, per la tipologia di stile che si desidera ottenere. Ma quali tessuti per tende da sole scegliere? Ecco alcune considerazioni che è bene fare.

Tessuto per tende da sole, le fibre naturali

Sono disponibili tende da sole realizzate con tessuti naturali come ad esempio il cotone 100% organico, il cotone telato oppure la canapa. Le fibre naturali hanno come vantaggio una resa estetica davvero incredibile, capaci quindi di dare maggiore valore a questo elemento di copertura, capaci di valorizzare il giardino nella sua interezza. Sì, è proprio vero, questa è una resa estetica che nessun altro tessuto può eguagliare.

Hanno però anche molti lati negativi che è necessario prendere in considerazione. Possiamo in generale affermare che infatti tendono a rovinarsi con estrema semplicità se non si presta un po’ di attenzione e se non si sottopone la tenda ad adeguata manutenzione. In caso di venti molto forti, può rendersi necessario togliere la copertura. Nonostante le fibre naturali siano abbastanza resistenti, ci sono occasioni in cui infatti possono facilmente andare incontro a strappi e rotture. Inoltre è necessario pulirle con costanza, anche una volta a settimana o più. Il rischio altrimenti è che si vengano a creare delle macchie che possono poi risultare complesse, se non impossibili, da eliminare.

Inoltre è normale che dopo qualche anno sia necessario sostituire la copertura, perché i raggi UV del sole tendono a scolorire le fibre naturali, con aloni che di sicuro non possono che essere considerati antiestetici.

Tessuto per tende da sole tecnico, sintetico, acrilico

Sono poi disponibili tende realizzate in tessuti tecnici, come il PVC giusto per fare l’esempio di quello in assoluto più conosciuto e diffuso, come i tessuti sintetici, come i materiali acrilici. Questi tessuti e materiali non hanno certo una resa estetica che possa anche solo minimamente essere eguagliata a quella delle fibre naturali. Sono meno eleganti senza alcun dubbio. Nonostante questo sono tra i materiali in assoluto più resistenti.

Questi tessuti, quelli tecnici in modo particolare, possono resistere anche ai venti in assoluto più forti e violenti. Dopotutto è normale che sia così, dato che si tratta di materiali di derivazione nautica che nascono proprio per questo scopo. Inoltre sono altamente impermeabili, capaci di resistere senza alcuna difficoltà ai raggi UV e alle intemperie. Sono quindi durevoli a lungo nel tempo e tutto questo senza che vi sia bisogno di sottoporli a manutenzione. Certo, di tanto in tanto è necessario pulire questi tessuti, ma si tratta di un’operazione semplice e veloce.

Categorie
Mamma

Addominoplastica e gravidanza: consigli per una scelta consapevole

Capita spesso, soprattutto dopo una gravidanza, di non riuscire a ritornare nella forma che si aveva prima, quella forma ideale rappresentata da una fantastica pancia piatta. Avere la pancia perfettamente piatta è uno dei desideri più comuni, obiettivo che raramente si riesce ad ottenere semplicemente con l’esercizio fisico, ancor di più dopo una gravidanza: in queste occasioni ci si ritrova, nonostante si sia raggiunto il peso ideale, a vedere tantissima pelle in eccesso totalmente priva della propria elasticità. Per questo motivo è possibile ricorrere all’addominoplastica dopo una gravidanza, anche se si pensa di averne delle altre.
Questo intervento di chirurgia estetica è realizzabile già dopo un anno dal parto affinché si possano stabilizzare il peso, la corporatura e anche la struttura muscolare addominale.
La gravidanza ed il parto, nella maggior parte dei casi, possono causare una possibile diastasi dei retti addominali, ovvero il cedimento di quel legamento che tiene uniti ta loro i due muscoli. Questo cedimento comporta un problema sia funzionale che estetico in quanto la parete addominale non riesce più a contenere in modo ottimale gli organi all’interno dell’addome causando un ingrandimento dello stesso e la relativa fuoriuscita degli organi posti all’interno dell’addome. Questo effetto è comunque normale durante la gravidanza, poichè in questo modo i muscoli faranno spazio al feto. Dopo un paio di mesi dal parto, però, questi retti devono chiudersi da soli, ma può anche capitare che non avvenga, rendendo assolutamente necessario che la donna si sottoponga ad un intervento di chirurgia plastica, più precisamente ad un’addominoplastica.

Addominoplastica dopo un cesareo o prima di una gravidanza.

Moltissime donne si chiedono se sia possibile essere sottoposte all’intervento di addominoplastica anche successivamente ad un parto cesareo, soprattutto in virtù della cicatrice residua dall’intervento precedente.
L’addominoplastica può essere effettuata anche in questa occasione poiché il chirurgo si occuperà di rimuovere il grasso e le cicatrici del cesareo. Questo lascerà un’unica cicatricemolto minore ed esteticamente migliore.
E’ possibile sottoporsi ad un intervento di addominoplastica anche qualora si prospetta una futura gravidanza, ma non si riesce proprio a sopportare la scarsa elasticità della pelle sull’addome. In questo caso, però, è davvero importante tenere a mente che, successivamente al parto, potrebbe esserci la necessità di sottoporsi ad una revisione chirurgica del precedente intervento.
Per quanto riguarda le cicatrici, bisogna mettere in conto che questo intervento rilascerà una cicatrice molto sottile che parte da un fianco per arrivare all’altro: questo è dovuto dalla rimozione della pelle in eccesso. La cicatrice, comunque, si troverà in una posizione molto bassa, posto ideale per nasconderla semplicemente con uno slip. Se la cicatrizzazione, però, non dovesse essere molto soddisfacente, questa può essere ritoccata chirurgicamente.

Il parere di un’esperta

Secondo la chirurga Gisella Nele, che esegue abitualmente interventi di addominoplastica, questo intervento è l’ideale per chi non riesce a perdere la massa di grasso addominale nonostante una dieta sana ed una buona attività sportiva o per quelle persone che hanno perso tantissimo peso e hanno molta pelle in eccesso nella zona addominale.
Questo intervento è la scelta ottimale anche per le donne che hanno affrontato gravidanza e parto, ma nonostante questo il suo consiglio, se la paziente pensa di affrontare ancora delle gravidanze, è quello di aspettare l’ultima per sottoporsi all’intervento.

Categorie
Casa

Quale caratura d’oro acquistare da un compro oro a Roma

A parte forse i diamanti, nessun ornamento è bello e accattivante come i gioielli in oro puro. Entrambi i gioielli in oro 22K e 24K sono seducenti, eleganti ed esaltano la bellezza di chi li indossa. È per questo che gli esseri umani hanno creato gioielli d’oro per migliaia di anni. La sua innata bellezza evoca sensazioni di bellezza, potere e ricchezza.

Non è esagerato affermare che non si può mai sbagliare acquistando un bellissimo gioiello d’oro. I gioielli d’oro sono anche tramandati come cimeli di famiglia. E mentre probabilmente li acquisti per la loro bellezza, hanno anche un valore come denaro in tempi di crisi e un gioiello in oro è facilmente monetizzabile consegnandolo ad un Compro Oro a Roma.

Qual è la differenza tra oro 22K e 24K?

Per prima cosa, dobbiamo definire cosa sia la “K” in questi termini. Il termine carato si riferisce alla finezza dell’oro quando di parla del metallo prezioso, mentre il termine carato (abbreviato con ct) si riferisce al peso quando si parla d pietre preziose. Quindi un gioiello in oro a 24 carati ti dice qual è il livello di purezza.

Il carato è simboleggiato come K e sarà preceduto da un indice 10, 12, 14, 18, 22 o 24. Nella maggior parte dei paesi avanzati, i gioiellieri sono tenuti per legge a punzonare i loro gioielli d’oro con l’indicazione dei carati.

Allora, qual è l’oro a 24 carati? In poche parole, più alto è il carato, più puro è l’oro. 24K significa purezza del 99,9%, la più alta che puoi acquistare. L’oro 24K è giallo brillante e la sua bellezza e lucentezza sono inconfondibili. I gioielli in oro a 22K hanno circa il 91% di oro puro, mentre il restante 9% è solitamente costituito da rame, argento o altri metalli. L’oro 24 carati e’ utilizzato nella realizzazione dei lingotti e delle monete e medaglie commemorative.

Che cos’è l’oro 18K e 14K?

Come indicato sopra, il grado di purezza varia tra 10K e 24K. Quindi, mentre i valori di carati più alti sono i più ricercati, puoi anche acquistare gioielli d’oro con meno oro. La maggior parte dei gioielli in vendita in Italia sono in oro 18 e 14 carati che contengono rispettivamente il 75% e il 58% di oro puro. Questa differenza pesa sia sul prezzo di acquisto del monile che su quello di realizzo in caso di vendita ad un negozio Compro Oro.

Allora qual è il migliore?

L’oro è metallo pesante e non si scurisce (come l’argento), ma è più morbido della maggior parte degli altri metalli. Il vantaggio di questa morbidezza è che rende l’oro malleabile. I gioielli in argento, d’altra parte, si scuriscono, quindi hanno bisogno di più cure.

L’oro 24K è di colore brillante, più caldo rispetto alla maggior parte degli altri gioielli, rendendolo più invitante. E poiché contengono più oro, i gioielli 24K sono leggermente più preziosi dei gioielli dello stesso peso ma di minore purezza.

I gioielli 22K sono un po’ più durevoli di 24K poiché sono mescolati con metalli più duri come rame o argento. 18K e 14K contengono ancora più metalli di base e sono quindi ancora più durevoli. Ma poiché contengono meno oro, in caso di rivendita otterrai meno denaro.

A proposito, i termini oro giallo, rosa e bianco corrispondono all’incirca alla quantità di oro contenuto e al tipo dell’altro metallo che è legato (miscelato) con l’oro per renderlo più forte. Più rosso è l’oro, maggiore è il contenuto di rame. Più bianco è l’oro, maggiore è il contenuto di argento.

Se tu compri dell’oro per risparmio o per rivenderlo in un momento di bisogno allora la tua scelta deve cadere su oggetti in oro 24K (lingotti o monete). Se il tuo scopo principale è il gioiello in sè unito all’esigenza di una veloce vendita presso un Compro Oro in caso di evenienza allora orientati su un monile in oro 18 carati.

Categorie
Casa

Cameretta dei bambini: alcuni consigli per mantenerla pulita

Dalla cameretta alla sala dei giochi, tenere pulito questi ambienti destinati ai bambini è di fondamentale importanza. D’altronde parliamo dei locali dove i piccoli passano la maggior parte del tempo libero, quindi meritano una cura davvero particolare. Dobbiamo però ricordare che non esiste bambino che non ami toccare gli oggetti, esplorare, maneggiare e mettere in bocca tali oggetti. Proprio per questi motivi, per la pulizia è preferibile evitare i prodotti chimici. Ma come mantenere pulita allora la cameretta? Vediamo insieme alcuni pratici consigli.

Cameretta dei bambini: come togliere la polvere

prodotti antipolvere in circolazione non hanno alcun potere sulla creazione di nuova polvere. Proprio per questo motivo, è opportuno non utilizzarli, così da evitare possibili fonti allergiche per i bambini. Una soluzione efficace in questi casi, è quella di ricorrere ai panni in microfibra, o eventualmente ad una soluzione di succo di limone ed acqua calda. Per quanto concerne i pavimenti invece, può venirci in soccorso la nonna, con uno dei suoi efficaci rimedi.

È sufficiente infatti aggiungere un cucchiaino di aceto e uno di bicarbonato ad un litro di acqua calda, ed eventualmente aggiungere qualche goccia di olio essenziale, così da ottenere una miscela profumata. Ad ogni modo, ci sono oggetti che più di altri meritano attenzione durante le pulizie, e sono i tappeti, fonti di allergie e acari. Non dimentichiamo che i bambini amano rotolarsi sui tappeti.

Un buon rimedio può consistere in questo caso nello spazzolarli in maniera periodica con del borotalco. Sarà sufficiente infatti spargerne un quantitativo sul tappeto, per poi toglierlo con la spazzola. In questo modo verranno eliminati polvere e germi. In alternativa, anche in questo caso può rivelarsi efficace un composto di acqua tiepida e qualche cucchiaio di aceto bianco.

Come pulire la cameretta dei bambini: il vapore

Abbiamo detto che per la pulizia della cameretta dei bambini è opportuno non utilizzare i prodotti chimici, ma ricorrere a soluzioni alternative. Quelle viste precedentemente, sono sicuramente efficaci, ma il re dei prodotti naturali rimane sempre e comunque il vapore. Come riporta anche un articolo sulle scope a vapore pubblicato su simonemaestri.com, questo si dimostra efficace praticamente sopra a qualsiasi superficie o oggetto.

Una pulizia effettuata con il vapore infatti, non è solamente “visiva”, ma è un vero e proprio modo per igienizzare e rendere il tutto a portata di tocco e di bocca del bambino. Tra l’altro il vapore si dimostra perfetto anche per tutte quelle superfici tradizionalmente difficili da pulire, come i tappeti.

Per quanto riguarda i tanto amati da ogni piccolo, ovvero i peluche, possiamo consultare l’etichetta che ogni buon prodotto di qualità certificato CE dovrebbe riportare. Ad ogni modo, solitamente è sufficiente metterli in lavatrice e selezionare un programma per delicati, con un lavaggio a 30 °C. Quello a cui dovremo prestare particolare attenzione è invece l’asciugatura.

Questa dovrà avvenire sempre e comunque all’aria, possibilmente in un luogo ventilato, ma senza esporre il peluche alla luce diretta del sole, per evitare possa scolorire. Un buon accorgimento per evitare che si danneggi, è quello di appenderlo con le mollette proprio dall’etichetta. In alternativa alla lavatrice, è possibile optare per un lavaggio a mano sempre a circa 30 °C e con un detersivo per delicati.

Come tenere pulita la cameretta dei bambini: alcuni consigli

Pulire la cameretta dei bambini è sicuramente importante, ma alcuni pratici accorgimenti possono aiutare a rendere questi momenti meno frequenti, quindi a rendere meno complicate le pulizie stesse. Ad esempio, è risaputo come la polvere sia insidiosa. Per questo motivo, per riporre i giocattoli, è opportuno utilizzare dei contenitori provvisti di coperchi.

In questo modo si limiteranno i “danni”. In commercio possiamo trovarne davvero di ogni tipo: in materiale plastico, in legno, in vimini e molti altri ancora. In secondo luogo, sempre nell’ottica della “prevenzione”, in fase di scelta dell’arredamento della cameretta, sarebbe opportuno preferire mobili piuttosto semplici, con superfici regolari e lisce, che ovviamente saranno molto più facili da pulire.

Categorie
Mangiamo Insieme

Riso Bomba: la soluzione perfetta per la paella valenciana

Dopo una bella vacanza in Spagna, a tutti viene voglia di preparare un bel piatto di paella in ricordo dei sapori che si ha avuto modo di provare, in ricordo di quelle bellissime giornate ormai diventate indimenticabili, indelebili nella memoria. Peccato che la paella che si riesce a preparare a casa non abbia mai lo stesso identico sapore di quella gustata in vacanza. Peccato che assomigli un po’ troppo al nostro risotto.

Come mai? Il problema è che tutti sbagliano a scegliere il riso da utilizzare. È infatti necessario utilizzare un riso ben preciso, se si desidera ottenere una paella spagnola semplicemente impeccabile. Ma qual è il riso migliore per paella allora? Il riso Bomba.

La paella valenciana e le altre tipologie di paella

Non sappiamo quali siano i sapori che avete avuto modo di provare in vacanza. Di paella infatti ne esistono molte diverse tipologie, tutte tra l’altro buonissime. Quel che ci teniamo a ricordare è che la ricetta originale è quella della paella valenciana, la più antica e tradizionale.

La paella valenciana è a base di carne, di solito di pollo e di coniglio. Più in generale, si tende ad utilizzare la carne che si ha a disposizione, quella più povera, gli avanzi. Non mancano coloro che amano aggiungere anche delle lumache. Inoltre sono presenti nella paella valenciana tutte le migliori verdure di stagione. Immancabile lo zafferano, ovvio, ma anche un bel rametto di rosmarino.

Come è facile capire dalle affermazioni che abbiamo appena avuto modo di fare si tratta di un piatto molto povero, che affonda le sue radici nella cultura rurale. Sì, sono stati i contadini e i pastori ad inventarlo, un piatto preparato con ciò che avevano a disposizione, da portare con sé durante le lunghe giornate nei campi o al pascolo, di semplice conservazione e che offrisse loro tutto il sostentamento di cui avevano bisogno.

Poi nel corso degli anni ne sono state inventate molte altre versioni. La paella di mare è la versione in assoluto più famosa, così come quella che prevede sia pesce che cane insieme. Oggi è anche possibile gustare ottimi piatti di paella vegetariana in Spagna.

Il riso bomba, la soluzione perfetta per la paella

Per la preparazione della paella valenciana, ma anche per la preparazione in realtà di ogni altra tipologia di paella, è bene scegliere il riso Bomba. Questa è una varietà di riso davvero speciale, che ha un basso contenuto di amido e che riesce ad assorbire in modo impeccabile l’acqua. Il bello di questo riso è che i chicchi restano ben separati tra loro, anche dopo una lunga cottura. È proprio questa la caratteristica più importante che il riso per paella deve avere. Altrimenti appunto quel che ne risulta è un mero risotto.

Non solo, il riso Bomba assorbe in modo impeccabile anche tutti i sapori che entrano in gioco nella ricetta. Ad ogni boccone, ecco che è possibile sentire tutta la ricchezza della paella quindi. Il riso bomba, giusto ricordarlo, è a chicchi molto piccoli e di colore bianco perla. Assorbe benissimo anche lo zafferano, diventando dopo la cottura di un giallo/arancione intenso, brillante.

Acquistare il riso bomba: è semplice?

Adesso che sappiamo quale sia il migliore riso per la paella, viene naturale chiedersi se sia semplice scovarlo nei negozi della città. No, non è affatto semplice. Anzi potremmo dire che è praticamente impossibile riuscire a trovare il riso Bomba nei supermercati o negli alimentari cittadini qui da noi in Italia.

Il riso Bomba però può essere acquistato direttamente online presso rivenditori specializzati. Il costo in media è di 5,50, massimo 6 euro al chilo. È possibile risparmiare un po’ acquistando un pacco da più chilogrammi, cosa questa che peraltro consigliamo così da avere una bella scorta a disposizione per ogni ricetta spagnola venga in mente di preparare.

Categorie
Bambini

Le curve di crescita: il bambino sta crescendo bene?

La valutazione della crescita del bambino nei primi anni di vita ci dà la possibilità di avere informazioni sul suo stato di salute, nonché sull’appropriatezza del regime nutrizionale intrapreso. Per questo motivo ci vengono in soccorso le curve di crescita, un sistema strutturato per valutare facilmente se il piccolo ha una tendenza di crescita regolare e, in caso di necessità, correggere eventuali comportamenti alimentari scorretti. In questo articolo vedremo cosa sono le curve di crescita del bambino e come interpretarle nella maniera giusta.

Cosa sono le curve di crescita?

Si tratta di una curva che rappresenta graficamente l’incremento nel tempo di alcuni parametri quali altezza, peso, BMI (indice di massa corporea) e circonferenza del cranio. Normalmente la pendenza della curva cambia in base alla specifica fase della vita in cui il bambino si trova, con una ripida salita nei primi 3 mesi, seguita da un rallentamento nell’infanzia. Un secondo picco si registra in età adolescenziale seguito da un nuovo rallentamento, fino al raggiungimento della stabilità che rappresenta l’altezza definitiva.

A partire dagli anni settanta, le curve di crescita sono state create a partire da una raccolta di dati da varie popolazioni pediatriche. Dai risultati ottenuti si sono disegnati questi grafici, con i quali è possibile confrontare la tendenza di crescita del proprio bambino. Le curve sono differenziate per fasce d’età, a seconda che il bambino sia maschio o femmina e in base ai differenti parametri (altezza, peso, ecc). Esistono inoltre curve specifiche per alcune condizioni particolari, quali bambini nati prematuri, Sindrome di Down, Sindrome di Turner e molte altre. È possibile consultare e scaricare le curve di crescita dal sito ufficiale dell’OMS.

Come utilizzare le tabelle di crescita

La prima cosa da fare è scaricare le tabelle di crescita. A questo punto sarà possibile disegnare la propria curva, così da poterla confrontare con i grafici di riferimento. In asse delle ascisse (orizzontalmente) è riportata l’età del bambino, mentre l’asse delle ordinate (orientamento verticale) mostra il parametro antropometrico di riferimento. Tutto ciò che occorre fare è incrociare i due valori e segnare il punto ottenuto all’interno del grafico. Continuando a segnare nel tempo i punti, si otterrà una curva confrontabile con l’andamento della curva di crescita di riferimento.

È bene sapere che nel primo anno di vita il parametro principe da valutare sarà il peso, essenzialmente per due motivi: il primo è che il peso cresce più rapidamente dell’altezza nel primo anno, quindi un’alterazione della curva di peso sarà più rilevante rispetto ad un rallentamento dell’aumento di statura. Il secondo è che, finché il piccolo non acquisirà la posizione eretta, sarà difficile avere una misurazione accurata della sua statura.

L’importante è la costanza

Sicuramente le curve di crescita sono un ottimo strumento per farsi un’idea di come stia avvenendo l’accrescimento del piccolo, ma bisogna considerare che si tratta di metodi standardizzati e che ogni individuo è diverso dall’altro. Ciò che conta più di ogni altra cosa è constatare che l’incremento di peso (prima) e quello in altezza (poi), si mantengano costanti nel tempo e non subiscano delle brusche battute di arresto che potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti.

È comunque sempre compito del pediatra esprimere la sua analisi delle curve di crescita, considerando lo stato di salute generale del bambino, la sua alimentazione e qualsiasi altro elemento utile per una visione quanto più completa del suo sviluppo.

Categorie
Mamma

Latte di soia in gravidanza: benefici e controindicazioni

Quando una donna è in dolce attesa viene assalita da un sacco di domande, molte delle quali riguardano le abitudini alimentari e i cibi che sia più o meno opportuno consumare in questo delicato momento della vita. Diversi sono infatti gli alimenti benefici per la futura mamma e per il nascituro ma altrettanti possono nascondere sgraditi effetti collaterali che è bene conoscere prima di iniziarne l’assunzione. In questo articolo ci occuperemo del latte di soia, molto consigliato da diversi specialisti del settore. Ma fa bene il latte di soia in gravidanza? È sicuro? Scopriamolo insieme.

I nutrienti del latte di soia: un carburante per la gravidanza

Il latte di soia possiede diverse proprietà che lo rendono un alimento fortemente consigliabile durante il periodo della gravidanza. Esse intervengono attivamente nel buon bilancio nutritivo del feto, garantendone un corretto sviluppo in tutte le sue fasi.

Sicuramente l’elevato contenuto di calcio è una caratteristica fondamentale di questa bevanda, così da renderla molto indicata per il periodo della gestazione. Questo nutriente è essenziale per la corretta formazione dell’apparato scheletrico e dentario del nascituro, nonché utilissimo per lo sviluppo di una muscolatura solida e forte. Inoltre, da un recente studio condotto negli Stati Uniti dall’Associazione delle Donne in Gravidanza, emerge che il calcio contribuisca anche a contrastare la formazione di trombi e coaguli nel sangue. Questa è una condizione favorita dalla gravidanza la quale, in alcuni casi, può portare a complicanze a volte anche molto gravi.

Ci sono poi altri nutrienti di cui il latte di soia normalmente sarebbe privo, ma di cui viene arricchito prima di essere commercializzato. Si tratta del ferro, utilissimo nella corretta formazione dei globuli rossi nel feto nonché per l’ottimale trasporto di ossigeno nel sangue materno. È ricco di vitamina B12, anch’essa fondamentale per il corretto sviluppo dei globuli rossi, di vitamina A, coinvolta nel corretto sviluppo degli occhi e di vitamina D, anch’essa implicata nella crescita ossea.

Latte di soia o latte vaccino? Le differenze

Il dilemma che si apre sempre di fronte ad un alimento che sia un “surrogato” vegetale di un prodotto di origine animale è capire quali siano le similitudini e quali le differenze. Il latte di soia contiene originariamente meno nutrienti del latte vaccino; come già detto però, essi vengono addizionati, garantendo un apporto proteico, nutritivo e vitaminico equivalente a quello del latte di mucca.

Ciò che varia è sicuramente il contenuto in grassi saturi, nettamente inferiore nel latte di soia. Questa caratteristica rende sicuramente quest’ultimo più appetibile durante la gravidanza, periodo nel quale le oscillazioni di peso possono essere contrastate con un’alimentazione controllata e non eccessivamente grassa.

Quali sono le controindicazioni

Gli effetti collaterali in gravidanza sono molto rari, per lo più legati alla presenza di fitoestrogeni, la cui dannosità resta attualmente non dimostrata. Inoltre, essi sono presenti in quasi tutti i legumi e non sono esclusivi del latte di soia. L’unico altro effetto collaterale potrebbe essere un’eventuale intolleranza agli isoflavonoidi della soia: una reazione allergica potrebbe manifestarsi con nausea, difficoltà respiratoria o gonfiore. Si tratta in ogni caso di effetti temporanei e che svaniscono con l’esclusione dell’alimento dalla dieta.

Se si decide di assumere costantemente latte di soia in gravidanza (così come per qualsiasi altro alimento) è comunque sempre consigliato richiedere l’opinione del proprio medico.

Categorie
Viaggi Family

Viaggiare in camper con bambini: cosa c’è da sapere

Più che un semplice mezzo di trasporto, il camper rappresenta una filosofia di vita, nonché un modo per affrontare le vacanze in maniera anticonvenzionale. Questo mezzo di trasporto non lascia spazio a troppi compromessi: in tal senso si può dire che si nasce camperisti nell’animo e che per alcuni risulta difficile abituarsi a questa concezione di viaggio. Anche nel caso dei camperisti più convinti, quando la vita subisce cambiamenti importanti, non sempre si riesce a mantenere lo stesso stile di vita. Ciò si verifica in particolar modo quando si forma una famiglia e, nonostante si sia abituati a spostarsi in libertà, ci si pone la domanda di come viaggiare in camper con bambini, magari anche molto piccoli. All’interno di questo approfondimento vedremo gli aspetti positivi e negativi delle vacanze in camper con i più piccoli, offrendo anche qualche spunto utile e pratico a quanti fossero interessati a questo tipo di vacanze.

I vantaggi del viaggiare in camper con bambini

Sono molti gli aspetti positivi del viaggiare in camper con i bambini, ma uno dei principali deriva dal senso di libertà che questo veicolo consente agli adulti di provare e che va a beneficio anche dei più piccoli. Non essendo legati a orari di strutture ricettive per mangiare o a spazi condivisi con altri quando si devono gestire momenti di difficoltà, il camper offre privacy e autonomia per poter plasmare la vacanza secondo le abitudini dei bambini. Viaggiare in camper con i più piccoli vuol dire infatti non dover rispettare vincoli e fare di tutto per mettere i bambini a loro agio, insegnando loro organizzazione e autosufficienza. Inoltre, il camper si presta bene anche per organizzare vacanze le cui mete sono le classiche amate dai più piccoli. Il camper è perfetto per visitare parchi divertimento, zoo safari e tante altre strutture attrezzate con tutto ciò che una famiglia di camperisti può desiderare.

Camper con bambini: trasformare potenziali problemi in opportunità

L’esperienza del camper in famiglia può portare a una connessione maggiore tra le persone, che hanno così modo di legare davvero. Tuttavia, il carattere spartano di questo mezzo di trasporto comporta qualche difficoltà. Infatti, viaggiare in camper comporta il doversi abituare a spazi ristretti già senza bambini: fare i conti con pochissimi metri quadrati implica il razionalizzare movimenti e abitudini, aspetto che non è altrettanto semplice da far comprendere a bambini piccoli che hanno bisogno di libertà e movimento. Da questo punto di vista può venire in aiuto la concezione stessa del viaggio in camper: la filosofia del camperista vuole che il viaggio sia un’esperienza. Lo stesso può valere per i più piccoli: ecco dunque che accentuare tutti i potenziali lati ludici può aiutare i bambini a vivere il un camper come una continua scoperta. Ne saranno entusiasti e affronteranno anche i momenti di stanchezza o di insofferenza in maniera costruttiva. Certo, si richiede un po’ di impegno ai genitori, ma con un po’ di fantasia creare un angolo solo per i bambini, magari nel letto matrimoniale in coda, darà loro un’area gioco protetta e un po’ di respiro agli adulti. Infine, quando si viaggia con neonati, si dovrà prestare particolare attenzione a organizzare lo spazio in maniera razionale, assicurandosi di coprire con paracolpi tutte le pareti e sfruttare ogni angolo dei gavoni in modo tale da avere abbastanza spazio per muoversi nell’abitacolo.

Categorie
Mamma

Come abortire: tutto quello da sapere

Una gravidanza inattesa o non voluta ha come conseguenza in alcuni casi l’aborto volontario. In Italia, l’interruzione della gravidanza è regolata dalla Legge 194 promulgata nel 1978. Prima di allora, invece, le donne che decidevano di abortire si macchiavano di un reato penale. A distanza di anni, l’aborto è diventato un diritto di scelta ineludibile per l’universo femminile, sebbene in molti Paesi non sia ancora lo stesso. In questo articolo approfondiremo il tema su come abortire, illustrando tutte le informazioni più importanti da conoscere sull’argomento.

Come abortire: colloquio con il proprio medico, tempi e costi

Una volta che si è certe di aspettare un bambino e confermata la decisione di abortire, è indispensabile rivolgersi il prima possibile al proprio medico di fiducia per comunicare la scelta: si riceverà un certificato, con il quale ci si potrà presentare entro 90 giorni in qualunque struttura pubblica o privata per l’aborto volontario. Nel caso si sia minorenni, è richiesta l’autorizzazione di uno dei due genitori o di un eventuale tutore legale. Dopo il rilascio del certificato, si hanno a disposizione sette giorni di riflessione. La maggior parte delle volte, le donne si rivolgono anche a un Centro di IVG (interruzione volontaria gravidanza) del proprio comune, a un ginecologo oppure a un consultorio. Un’altra cosa importante da sapere è il costo: l’aborto volontario in un ospedale pubblico è gratuito.

Aborto chirurgico

L’aborto chirurgico rientra tra le modalità dell’interruzione volontaria di gravidanza. Gli interventi legati a questa tipologia di aborto cambiano in base al numero di settimane di gestazione. Infatti, in caso di aborto nelle prime 8 settimane i due interventi praticati sono lo svuotamento strutturale (il più diffuso) e l’isterosuzione. Tra l’ottava e dodicesima settimana, quando cioè il feto presenta dimensioni maggiori rispetto a quelle delle prime otto settimane, l’intervento prevede la dilatazione della cervice. A differenza degli altri, si tratta di un intervento più invasivo, per il quale viene praticata l’anestesia locale (in casi specifici anche quella totale). Nel caso si scelga di intervenire dopo la dodicesima settimana, l’operazione consiste nella dilatazione meccanica della cervice e nel successivo svuotamento (vengono aspirati sia il liquido amniotico che la placenta). Quest’ultimo intervento è realizzato esclusivamente quando il feto presenta delle gravi malformazioni e ci siano rischi concreti per la saluta della paziente.

Aborto farmacologico

Esiste poi una seconda tipologia di interruzione volontaria della gravidanza: l’aborto farmacologico. Come dice la parola stessa, si tratta di un aborto che non richiede alcun intervento chirurgico ma il semplice utilizzo di una pillola abortiva (la famosa RU486). Grazie alla presenza di uno steroide chimico (l’ormone mifepristone), la pillola procura un aborto chimico. Utilizzata in passato per i casi di aborto in presenza della sindrome di Cushing, la pillola RU486 è stata liberalizzata ufficialmente nel 2009, entrando in commercio un anno più tardi. In molti tendono ancora a confonderla con la pillola del giorno dopo, quando in realtà si tratta di due farmaci molto diversi tra loro. Infatti, la pillola del giorno dopo agisce in modo che l’ovulo fecondato non entri nella cavità uterina, rendendo di fatto impossibile l’annidamento e l’inizio della gravidanza stessa (non causa dunque di per sé un aborto). Al contrario, la pillola abortiva agisce in presenza sia dell’annidamento che del concepimento stesso, portando al vero aborto. È importante infine ricordare come l’impiego della RU486 è consentito soltanto entro i primi due mesi di gravidanza.