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Latte di soia in gravidanza: benefici e controindicazioni

Quando una donna è in dolce attesa viene assalita da un sacco di domande, molte delle quali riguardano le abitudini alimentari e i cibi che sia più o meno opportuno consumare in questo delicato momento della vita. Diversi sono infatti gli alimenti benefici per la futura mamma e per il nascituro ma altrettanti possono nascondere sgraditi effetti collaterali che è bene conoscere prima di iniziarne l’assunzione. In questo articolo ci occuperemo del latte di soia, molto consigliato da diversi specialisti del settore. Ma fa bene il latte di soia in gravidanza? È sicuro? Scopriamolo insieme.

I nutrienti del latte di soia: un carburante per la gravidanza

Il latte di soia possiede diverse proprietà che lo rendono un alimento fortemente consigliabile durante il periodo della gravidanza. Esse intervengono attivamente nel buon bilancio nutritivo del feto, garantendone un corretto sviluppo in tutte le sue fasi.

Sicuramente l’elevato contenuto di calcio è una caratteristica fondamentale di questa bevanda, così da renderla molto indicata per il periodo della gestazione. Questo nutriente è essenziale per la corretta formazione dell’apparato scheletrico e dentario del nascituro, nonché utilissimo per lo sviluppo di una muscolatura solida e forte. Inoltre, da un recente studio condotto negli Stati Uniti dall’Associazione delle Donne in Gravidanza, emerge che il calcio contribuisca anche a contrastare la formazione di trombi e coaguli nel sangue. Questa è una condizione favorita dalla gravidanza la quale, in alcuni casi, può portare a complicanze a volte anche molto gravi.

Ci sono poi altri nutrienti di cui il latte di soia normalmente sarebbe privo, ma di cui viene arricchito prima di essere commercializzato. Si tratta del ferro, utilissimo nella corretta formazione dei globuli rossi nel feto nonché per l’ottimale trasporto di ossigeno nel sangue materno. È ricco di vitamina B12, anch’essa fondamentale per il corretto sviluppo dei globuli rossi, di vitamina A, coinvolta nel corretto sviluppo degli occhi e di vitamina D, anch’essa implicata nella crescita ossea.

Latte di soia o latte vaccino? Le differenze

Il dilemma che si apre sempre di fronte ad un alimento che sia un “surrogato” vegetale di un prodotto di origine animale è capire quali siano le similitudini e quali le differenze. Il latte di soia contiene originariamente meno nutrienti del latte vaccino; come già detto però, essi vengono addizionati, garantendo un apporto proteico, nutritivo e vitaminico equivalente a quello del latte di mucca.

Ciò che varia è sicuramente il contenuto in grassi saturi, nettamente inferiore nel latte di soia. Questa caratteristica rende sicuramente quest’ultimo più appetibile durante la gravidanza, periodo nel quale le oscillazioni di peso possono essere contrastate con un’alimentazione controllata e non eccessivamente grassa.

Quali sono le controindicazioni

Gli effetti collaterali in gravidanza sono molto rari, per lo più legati alla presenza di fitoestrogeni, la cui dannosità resta attualmente non dimostrata. Inoltre, essi sono presenti in quasi tutti i legumi e non sono esclusivi del latte di soia. L’unico altro effetto collaterale potrebbe essere un’eventuale intolleranza agli isoflavonoidi della soia: una reazione allergica potrebbe manifestarsi con nausea, difficoltà respiratoria o gonfiore. Si tratta in ogni caso di effetti temporanei e che svaniscono con l’esclusione dell’alimento dalla dieta.

Se si decide di assumere costantemente latte di soia in gravidanza (così come per qualsiasi altro alimento) è comunque sempre consigliato richiedere l’opinione del proprio medico.

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Come abortire: tutto quello da sapere

Una gravidanza inattesa o non voluta ha come conseguenza in alcuni casi l’aborto volontario. In Italia, l’interruzione della gravidanza è regolata dalla Legge 194 promulgata nel 1978. Prima di allora, invece, le donne che decidevano di abortire si macchiavano di un reato penale. A distanza di anni, l’aborto è diventato un diritto di scelta ineludibile per l’universo femminile, sebbene in molti Paesi non sia ancora lo stesso. In questo articolo approfondiremo il tema su come abortire, illustrando tutte le informazioni più importanti da conoscere sull’argomento.

Come abortire: colloquio con il proprio medico, tempi e costi

Una volta che si è certe di aspettare un bambino e confermata la decisione di abortire, è indispensabile rivolgersi il prima possibile al proprio medico di fiducia per comunicare la scelta: si riceverà un certificato, con il quale ci si potrà presentare entro 90 giorni in qualunque struttura pubblica o privata per l’aborto volontario. Nel caso si sia minorenni, è richiesta l’autorizzazione di uno dei due genitori o di un eventuale tutore legale. Dopo il rilascio del certificato, si hanno a disposizione sette giorni di riflessione. La maggior parte delle volte, le donne si rivolgono anche a un Centro di IVG (interruzione volontaria gravidanza) del proprio comune, a un ginecologo oppure a un consultorio. Un’altra cosa importante da sapere è il costo: l’aborto volontario in un ospedale pubblico è gratuito.

Aborto chirurgico

L’aborto chirurgico rientra tra le modalità dell’interruzione volontaria di gravidanza. Gli interventi legati a questa tipologia di aborto cambiano in base al numero di settimane di gestazione. Infatti, in caso di aborto nelle prime 8 settimane i due interventi praticati sono lo svuotamento strutturale (il più diffuso) e l’isterosuzione. Tra l’ottava e dodicesima settimana, quando cioè il feto presenta dimensioni maggiori rispetto a quelle delle prime otto settimane, l’intervento prevede la dilatazione della cervice. A differenza degli altri, si tratta di un intervento più invasivo, per il quale viene praticata l’anestesia locale (in casi specifici anche quella totale). Nel caso si scelga di intervenire dopo la dodicesima settimana, l’operazione consiste nella dilatazione meccanica della cervice e nel successivo svuotamento (vengono aspirati sia il liquido amniotico che la placenta). Quest’ultimo intervento è realizzato esclusivamente quando il feto presenta delle gravi malformazioni e ci siano rischi concreti per la saluta della paziente.

Aborto farmacologico

Esiste poi una seconda tipologia di interruzione volontaria della gravidanza: l’aborto farmacologico. Come dice la parola stessa, si tratta di un aborto che non richiede alcun intervento chirurgico ma il semplice utilizzo di una pillola abortiva (la famosa RU486). Grazie alla presenza di uno steroide chimico (l’ormone mifepristone), la pillola procura un aborto chimico. Utilizzata in passato per i casi di aborto in presenza della sindrome di Cushing, la pillola RU486 è stata liberalizzata ufficialmente nel 2009, entrando in commercio un anno più tardi. In molti tendono ancora a confonderla con la pillola del giorno dopo, quando in realtà si tratta di due farmaci molto diversi tra loro. Infatti, la pillola del giorno dopo agisce in modo che l’ovulo fecondato non entri nella cavità uterina, rendendo di fatto impossibile l’annidamento e l’inizio della gravidanza stessa (non causa dunque di per sé un aborto). Al contrario, la pillola abortiva agisce in presenza sia dell’annidamento che del concepimento stesso, portando al vero aborto. È importante infine ricordare come l’impiego della RU486 è consentito soltanto entro i primi due mesi di gravidanza.