Quando atterrai nell’isola di Upolu Il sole era coperto da nuvole basse che si perdevano nel mare, una leggera pioggia portava odori intensi di terra e fiori, mentre sopra l’aeroporto si mostrano verdi montagne ricoperte di palme. Siamo arrivati in una delle più rigogliose e selvagge isole del Pacifico. Ecco che vengo assalito da mille emozioni, I film sui mari del Sud i “racconti di Mitchener “il paradiso perduto.” Non mi sembrava vero, finalmente dopo tanti anni ero arrivato nelle isole “leggenda” di Samoa “the Heart of Polyinesian. Il cuore della Polinesia
l vecchio Datsun saliva le colline ricoperte di manghi e Cocotier percorrendo una stretta striscia di asfalto, tanto stretta da doversi fermare incrociando altri bus. Osservavo fuori dai finestrino verdi prati da dove ogni tanto nel mezzo di una fitta vegetazione, sbucano casette in legno senza porte né finestre, le cosiddette “fale”. Non piove più, l’asfalto è fumante e mi accoglie a sud di nuovo il mare. Avevamo attraversato tutta l’isola da Nord Ovest a Sud per arrivare al Sinalei Reef Resort ideale per sposarsi all’estero ai tropici https://www.matrimoniaitropici.it/matrimonio-alle-isole-samoa Il resort è costituito da diversi bungalow immersi nel verde sopra una collinetta che domina la spiagge dove viene organizzata la cerimonia nuziale alla quale si accede con un sentiero .
Un breve riposo, una ricca colazione sulla spiaggia e subito in acqua per assaporare il piacere di un mare caldo e lucente sotto i raggi già caldi del mattino tropicale. Giusto il tempo per definire le escursioni dei prossimi giorni e partiamo subito per una visita ad Apia, la capitale delle Samoa. Venti minuti di Toyota per attraversare di nuovo l’isola e ci troviamo in una sonnolenta cittadina dei “Mari del Sud”. Nonostante qualche edificio moderno come la sede del Governo e la Banca Centrale, costruiti in cemento, e che hanno orrendamente mutilato la vista della baia, tutto il resto di questo paese di 20 mila abitanti è costituito da edifici stile coloniale. Nel lungomare, la strada più trafficata, vi erano negli anni 50 Aggye’s Grey ed il Kitano Tusitala , il primo hotel era un pezzo di storia dei mari del Sud, avendo ospitato Greta Garbo, Gary Cooper e Marlon Brando. Doverosa è una foto ricordo, poi una visita al pittoresco mercato del pesce, la cattedrale cattolica, il monumento all’indipendenza ed alle vittime del tifone del 1899. Mentre gironzolavo per le strade parallele al lungomare mi incuriosisce un poliziotto con il “Lava Lava” (pareo ndr) costume nazionale, mi sembra troppo originale per non scattare un selfie al suo fianco. I samoani sono uno dei popoli più ospitali e gentili con lo straniero di tutto i pacifico, la popolazione è di razza pura Polinesiana , fiera, e osservante delle proprie tradizioni. È necessario conoscere i loro costumi e le loro usanze per non offenderli con certi comportamenti
Un po’ di storia
Le Isole Samoa furono ufficialmente scoperte dall’Olandese Roggeveen nel 1722 mentre navigava alla ricerca della “Terra Australis Incognita”. Tuttavia, il primo navigatore a mettervi piede fu Bougainville nel 1768 che le battezzò “ les Iles des navigateurs”, poi fu la volta dell’altro grande esploratore francese J.Francoise Galup, conte di La Perouse che iniziò i primi baratti con gli isolani. Dopo un violento attacco di quest’ ultimi che costò la vita a 12 marinai, La Perouse abbandonò in tutta fretta l’isola ove per alcuni anni più nessuna nave osò attraccare. Solo nel 1791 la “Pandora” alla ricerca degli “ammutinati del Bounty” cercò un approdo sulla baia di Tutulia. Anche qui gli Inglesi dovettero resistere a violenti attacchi da parte dei Samoani ed alla fine riprendere il mare. Per molti anni le Samoa si meritarono la fama di Isole ostili. Nei primi anni dell’Ottocento, avventurieri, e balenieri iniziarono a commerciare con queste isole fino all’arrivo dei primi missionari agli inizi degli anni Trenta. Dal 1838 le Samoa anche se ancora indipendenti erano di fatto una colonia inglese e nel 1847 venne nominato il primo console. Alla fine del 1800 contrasti commerciali tra Inglesi, Americani, che avevano avuto in concessione una base navale a Pago Pago e tedeschi, che erano molto attivi nei commerci, portarono queste tre potenze sull’orlo di uno scontro navale, ma il più tremendo tifone della storia con onde alte fino a 40 metri affondò nel porto di Apia tutte le navi dei contendenti. Era il 1899. Dal 1900 i tedeschi risultarono essere padroni delle Samoa che nel frattempo si erano divise. Quelle ad est erano entrate sotto la amministrazione americana. I tedeschi restarono alle Samoa fino allo scoppio della Prima guerra mondiale, quando la Nuova Zelanda approfittando della guerra in Europa si appropriò delle Isole. Solo nel 1961 le Samoa ottennero l’indipendenza e da allora pur mantenendo stretti legami sia con la Nuova Zelanda che con gli Stati Uniti, hanno fatto il “loro” cammino verso il progresso senza rinunciare alle proprie tradizioni e radici culturali che fanno essere tutt’oggi i Samoani il popolo meno “ contaminato “ del pacifico.
La mia guida si chiamava Sila con cui programmavo ogni escursione alla scoperta di quest’isola. Una delle imperdibili è stata la visita alla casa di Robert Luis Stevenson: Villa Vailima. Avevo letto abbastanza di Stevenson e degli ultimi anni della sua vita vissuti qui (tra il 1889 e il 1894) da essere emozionato prima di entrare in questa storica dimora. Oltrepassiamo il cancello ed entriamo nello stupendo prato che circonda la villa. Bellissimi fiori e alberi tropicali tutto intorno rendono il luogo ancora più da leggenda. Per entrare in casa occorre togliersi le scarpe ma tutti eravamo già scalzi per godere del soffice tappeto d’erba, una volta dentro una guida ci mostra le stanze arredate con pregiati mobili inglesi. Nello studio ove Stevenson scriveva c’è ancora la sua scrivania ed il letto ove amava coricarsi. In basso appese alle pareti della grande sala, vecchie foto ritraggono lo scrittore con i suoi amati indigeni. Trascorriamo in questa casa molto tempo prima di decidere che era arrivato il momento di iniziare la “scalata “si fa per dire, al monte Vaea, dove “ Tusitala” (nome indigeno dello scrittore) fu sepolto. Partiamo subito prendendo per il sentiero più ripido ma anche più corto. 40 minuti di trekking in mezzo ad una lussureggiante e umida foresta fino ad arrivare sulla sua sommità a circa 500 mt da dove si gode di una bellissima vista su Apia e sulla baia circostante. La tomba dello scrittore e della sua amata moglie è preda dell’incuria ( ma c’è già un progetto per il suo restauro), ma è ancora possibile leggere il suo epitaffio in una lapide consumata dal tempo: Sotto il cielo stellato scavatemi la fossa e che io li giaccia. Lieto ho vissuto e con letizia muoio……Il marinaio è tornato al mare….
Ero molto felice di essere arrivato fin quassù, la pace di questo luogo, un’altra escursione molto suggestiva sono le cascate di “falefa” e la spiaggia di Return to Paradise Beach” che fu resa famosa dal film tratto dall’omonimo romanzo di Michener ed interpretato da Gary Cooper nel 1951 (in Italia il film uscì con il titolo di Samoa). La spiaggia è davvero da cartolina peccato per il grande resort che vi hanno costruito e che ha deturpato il paesaggio di sabbia bianchissima , massi granitici di colore scuro e alte palme una paradiso offuscato da questo grande resort
Un’altra scoperta” di questa isola di Upolu caratterizzata da fitte foreste , cascate e dolci colline ricoperte di verde è la spiaggia di Aleipata che fino a 20 anni fa deserta oggi presenta insediamenti turistici . Siamo sulla estremità orientale dell’isola e questo è sicuramente il tratto di mare più bello riparato da un reef a 300 mt dalla riva l’occasione giusta per vedere i famosi fondali di questa isola. Il mio soggiorno in questa isola nel mezzo al pacifico sta per finire, Il bello di questi viaggi intorno al mondo è che, quando sei triste perché devi partire, sei anche felice perché andrai a vedere un altro posto. L’ultimo giorno Sila mi invita a pranzo a casa sua. Sono felice dell’invito ed anche stimolato dal menù che ci avrebbe preparato, tutto secondo le tradizioni locali. La sua casa è modesta e pulita, e nello stile della ospitalità locale, dopo esserci tolti le scarpe ci si siede in cerchio per terra sulle stuoie che ci avrebbero fatto da tavola. La moglie e gli altri membri della numerosa famiglia servono in silenzio il cibo su ciotole in legno. Si mangia rigorosamente con le mani, il pranzo prevede pesce cotto nelle foglie di cocco e palusami ( polpa di Cocco e involtata con foglie di banano) taro ( patata dolce) ed il così chiamato “ albero del pane” un tubero stopposo che dovrebbe appunto ricordare il sapore del nostro pane che è base della loro alimentazione. Per finire non poteva mancare un sorso di “ava”, la radice del pepe usata per i cerimoniali dal gusto amaro e dal potere analgesico. Felice di questa esperienza regalataci dalle Isole Samoa che il seguente avrebbero lasciato il posto alla Nuova Zelanda Lasciai Le Western Samoa con molti rimpianti, ma come dicevo prima, un’altra vacanza stava per cominciare, la Torre di Auckland tra qualche ora avrebbe salutato il mio arrivo.
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