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Riso Bomba: la soluzione perfetta per la paella valenciana

Dopo una bella vacanza in Spagna, a tutti viene voglia di preparare un bel piatto di paella in ricordo dei sapori che si ha avuto modo di provare, in ricordo di quelle bellissime giornate ormai diventate indimenticabili, indelebili nella memoria. Peccato che la paella che si riesce a preparare a casa non abbia mai lo stesso identico sapore di quella gustata in vacanza. Peccato che assomigli un po’ troppo al nostro risotto.

Come mai? Il problema è che tutti sbagliano a scegliere il riso da utilizzare. È infatti necessario utilizzare un riso ben preciso, se si desidera ottenere una paella spagnola semplicemente impeccabile. Ma qual è il riso migliore per paella allora? Il riso Bomba.

La paella valenciana e le altre tipologie di paella

Non sappiamo quali siano i sapori che avete avuto modo di provare in vacanza. Di paella infatti ne esistono molte diverse tipologie, tutte tra l’altro buonissime. Quel che ci teniamo a ricordare è che la ricetta originale è quella della paella valenciana, la più antica e tradizionale.

La paella valenciana è a base di carne, di solito di pollo e di coniglio. Più in generale, si tende ad utilizzare la carne che si ha a disposizione, quella più povera, gli avanzi. Non mancano coloro che amano aggiungere anche delle lumache. Inoltre sono presenti nella paella valenciana tutte le migliori verdure di stagione. Immancabile lo zafferano, ovvio, ma anche un bel rametto di rosmarino.

Come è facile capire dalle affermazioni che abbiamo appena avuto modo di fare si tratta di un piatto molto povero, che affonda le sue radici nella cultura rurale. Sì, sono stati i contadini e i pastori ad inventarlo, un piatto preparato con ciò che avevano a disposizione, da portare con sé durante le lunghe giornate nei campi o al pascolo, di semplice conservazione e che offrisse loro tutto il sostentamento di cui avevano bisogno.

Poi nel corso degli anni ne sono state inventate molte altre versioni. La paella di mare è la versione in assoluto più famosa, così come quella che prevede sia pesce che cane insieme. Oggi è anche possibile gustare ottimi piatti di paella vegetariana in Spagna.

Il riso bomba, la soluzione perfetta per la paella

Per la preparazione della paella valenciana, ma anche per la preparazione in realtà di ogni altra tipologia di paella, è bene scegliere il riso Bomba. Questa è una varietà di riso davvero speciale, che ha un basso contenuto di amido e che riesce ad assorbire in modo impeccabile l’acqua. Il bello di questo riso è che i chicchi restano ben separati tra loro, anche dopo una lunga cottura. È proprio questa la caratteristica più importante che il riso per paella deve avere. Altrimenti appunto quel che ne risulta è un mero risotto.

Non solo, il riso Bomba assorbe in modo impeccabile anche tutti i sapori che entrano in gioco nella ricetta. Ad ogni boccone, ecco che è possibile sentire tutta la ricchezza della paella quindi. Il riso bomba, giusto ricordarlo, è a chicchi molto piccoli e di colore bianco perla. Assorbe benissimo anche lo zafferano, diventando dopo la cottura di un giallo/arancione intenso, brillante.

Acquistare il riso bomba: è semplice?

Adesso che sappiamo quale sia il migliore riso per la paella, viene naturale chiedersi se sia semplice scovarlo nei negozi della città. No, non è affatto semplice. Anzi potremmo dire che è praticamente impossibile riuscire a trovare il riso Bomba nei supermercati o negli alimentari cittadini qui da noi in Italia.

Il riso Bomba però può essere acquistato direttamente online presso rivenditori specializzati. Il costo in media è di 5,50, massimo 6 euro al chilo. È possibile risparmiare un po’ acquistando un pacco da più chilogrammi, cosa questa che peraltro consigliamo così da avere una bella scorta a disposizione per ogni ricetta spagnola venga in mente di preparare.

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Adozione a distanza di un bambino: come funziona la procedura

Ogni giorno in televisione o in rete vengono trasmesse pubblicità che parlano di adozione a distanza. Nella totalità dei casi, lo spot pubblicitario prevede la presenza di uno o più bambini che vivono in contesti di povertà assoluta e di estrema difficoltà sociale, spesso orfani e senza una famiglia alle spalle. Al termine della pubblicità viene chiesto un impegno concreto da parte delle persone che stanno guardando la televisione o il computer: un contributo in denaro fisso ogni mese per sostenere la crescita e lo sviluppo del bambino (o della sua famiglia o dell’intera comunità), così da permettergli di avere un futuro migliore. A seguire un breve approfondimento su come funziona l’adozione a distanza, con tutto quello che c’è da sapere sull’argomento.

Cos’è l’adozione a distanza

L’adozione a distanza si fonda su un sostegno economico fisso da parte di una famiglia o una singola persona nei confronti di un bambino che continuerà a vivere nel suo Paese. Il contributo mensile sarà destinato alla spesa alimentare, allo studio e alla sua formazione all’interno della comunità in cui vive. Come dice la parola stessa, questa tipologia di adozione non prevede l’arrivo del bambino adottato all’interno della propria abitazione, ma unicamente un sostegno economico. Negli ultimi anni, l’adozione a distanza è stata allargata anche a cani, gatti e altri animali.

Quali sono le organizzazioni non profit più famose che gestiscono l’adozione a distanza?

Dietro all’adozione a distanza c’è un’organizzazione non profit che ha il compito di individuare il bambino o la bambina che ha più bisogno di aiuto in una determinata comunità. È poi sempre questa organizzazione che gestisce il denaro ricevuto dalla famiglia adottiva. Tra le onlus più famose si possono annoverare la Comunità di Sant’Egidio, Save The Children, Avis, Amref, l’Albero della Vita, Aiutare i Bambini, Sos Villaggi dei Bambini, Actionaid. Tutte le organizzazioni citate qui sopra operano in base a quelli che sono i precetti del Ministero degli Affari Esteri.

Quante tipologie di adozione a distanza esistono?

L’adozione a distanza può essere finalizzata al sostegno economico del bambino, della sua famiglia o della comunità in cui vive. Quest’ultima forma di adozione sta prendendo sempre più piede tra le organizzazioni non profit italiane e straniere. Dietro a un contributo mensile maggiore (in genere tra i 20 e 30 euro al mese), viene offerto un sostegno non soltanto al bambino e alla sua famiglia, ma anche all’intera comunità, andando a finanziare ad esempio la costruzione di un ospedale, una scuola o un pozzo. In questo caso, dunque, l’adozione del bambino è fortemente simbolica: in realtà si sta aiutando tutto il paese in cui vive.

Come adottare un bambino a distanza

In primis bisogna scegliere la onlus a cui affidarsi per l’adozione a distanza. Il secondo passo consiste nella compilazione del modulo di attivazione. Di solito, il documento può essere scaricato agevolmente dal sito ufficiale della stessa organizzazione. A questo punto, la onlus sceglie il bambino o la bambina idonea per l’adozione a distanza, iniziando successivamente a inviare alla famiglia adottiva sia le foto che tutte le informazioni più importanti su quella che è stata la sua vita fino a quel momento e sulla sua comunità. L’ultimo passo per l’attivazione dell’adozione consiste nello scegliere la frequenza con cui donare (può essere mensile, ma anche una volta ogni tre o sei mesi) e la modalità di pagamento (nella maggior parte dei casi si fa riferimento alla domiciliazione bancaria o al bollettino postale). È tutto: da questo momento l’adozione a distanza è attiva.