Baby an the city, storie di mamme in città

Quando sei una donna single, magari con la patente ma senza macchina e vivi in una città come Milano, magari qualche volta hai avuto difficoltà con gli spostamenti sui mezzi pubblici. Magari ti sei trovata ad aspettare interminabili minuti, resi ancora più lunghi dal desiderio di arrivare in fretta al tuo appuntamento. Magari hai avuto qualche difficoltà a salire sui tram (quelli che, con grande orgoglio dell'ATM, sfilano come copie perfette delle prime vetture datate 1928!) e a restarvi in piedi in equilibrio, vestita come sei con minigonna, immancabile calza velata e tacco 10 per l'occasione aperitivo e (speriamo) serata. Qualche volta hai risolto il problema degli spostamenti in città con l'amato radiobus (che, quasi come un fidanzato, ti confermava numero e orario della corsa con un sms) ormai però pensionato, o con un taxi (ogni tanto bisogna coccolarsi!).

Magari ti sei ritrovata davanti ad una scala mobile fuori servizio con il carrello della spesa appena fatta all'Esselunga non proprio sotto casa. Magari non hai trovato nessuno ad aiutarti. Ma infondo sei giovane e forte.

Quando sei una mamma single, magari con la patente ma senza macchina e vivi in una città come Milano, non puoi più permetterti di sorvolare sulle barriere architettoniche che ostacolano i tuoi percorsi a due e, siccome è inutile sperare di mettere le ali per sorvolare davvero, ti tocca impegnarti e diventare un po' acrobata.

Sono Lara, mamma di Fiore, 13 mesi e mezzo.

Non ho la macchina, ma ho un fantastico abbonamento annuale con l'azienda dei trasporti pubblici. Io e la mia piccola abitiamo in una bella periferia con tanto verde ed una fermata di metropolitana relativamente vicina. Un quartiere con tante case, tante famiglie e bimbi, un bel parco, un parco giochi, asili e...nessuna scala mobile per raggiungere i binari della suddetta metropolitana.

La piattaforma per portatori di handicap, che fa bella mostra di sé a fianco della lunga rampa di scale, non ne prevede l'uso da parte di passeggini e carrozzine.

Ricordo che, a qualche giorno dal parto, avevo appuntamento con le amiche in centro ed io, pur ben accessoriata di fasce lunghe elastiche, ero ancora nella fase in cui mi dicevo (o erano gli altri che mi dicevano..?) che prima o poi avrei dovuto iniziare ad usare la carrozzina.

Dopo una notte insonne a pensare a quelle scale (oltre a quelle di casa, perché l'ascensore non mi porta al livello strada e i condomini non gradiscono che si lascino passeggini nell'androne) mi sono alzata al mattino con le idee più chiare: ho portato la carrozzina in cantina e sono uscita con la fascia. Poi ho cominciato ad osservare le altre mamme e ho scoperto che ci sono piccoli segreti che noi mamme ci copiamo a vicenda, i misteri e le verità sui percorsi “carrozzinabili”.

Come una mia amica che conosceva la scorciatoia per arrivare al bar dell'ospedale Buzzi senza fare le scale che invece ognuno si trova di fronte all'ingrasso principale.

Un'altra aveva la mappa segreta degli ascensori delle metropolitane milanesi.

Già, la mappa. Perché se sbagli uscita quando sei ancora al livello dei treni rischi di perderti in un labirinto di scale mobili (vietate ai passeggini) di scale e corridoi da far invidia (in alcune fermate in particolare) ai più complessi rompicapi. Io invece, che scendo tutte le mattine a Duomo, ho imparato qual'è l'uscita da prendere per fare meno gradini (scala mobile o ascensore che portino al livello strada qui ovviamente neanche a parlarne!).

Pur agile nelle mie fasce, marsupi, pouch, ma sicuramente non meno carica di borse (che a volte si trasformano in valigie se io e Fiore passiamo la giornata fuori) mi piace studiare ed osservare la mia città, che è ancora lontana dall'essere a misura di bambino. E di mamma.

Parlo di tram sui quali ti devi arrampicare per salire, o di quelli più nuovi, i jumbo, dove è un'impresa restare in equilibrio e dove tra le file di sedili non c'è abbastanza spazio per passare con una carrozzina!

Mi capitava spesso quando Fiore era più piccola (e in realtà capita ancora) di declinare la gentile offerta di chi mi offriva il posto a sedere se, per raggiungerlo, dovevo allontanarmi troppo dalla porta. E ci sono proprio linee di superficie (parlo per esempio della filovia) che non prendo più da quando sono rimasta incinta, vuoi perché sono sempre troppo affollate, vuoi perché devi avere gambe lunghissime per sfidare l'altezza dei gradini per salire, vuoi perché devi essere almeno una ginnasta da finali regionali per infilarti in uno dei sedili.

Insomma, perché va bene tentare la sorte, che “audaces fortuna iuvat”, ma non tiriamo troppo la corda!

Barriere architettoniche.

Non serve essere portatori di handicap per accorgersene.

Spazi stretti, negozi cui si accede solo salendo un gradino, toilette minuscole nei bar (e se sei una mamma con carrozzina spesso ad andare ai servizi devi proprio rinunciare!)

Allattare in pubblico diventa un'attività cui ti devi abituare anche troppo rapidamente, se sei una mamma che ha deciso di non rinchiudersi in casa per qualche mese come se fosse in letargo. Così, se non sei vicino ad un baby pit-stop, per esempio al Milk Bar (che è un vero salotto per l'allattamento e dove lo spazio per il cambio dei pannolini è più comodo di quello del bagno di casa mia) ti conviene lavorare di fantasia ed aguzzare l'ingegno.

Così i camerini della Rinascente e dellOviesse possono diventare fantastici baby pit-stop.

O i camerini del Decathlon. I camerini. Perché il bagno del Decathlon ha sì lo spazio fasciatoio, ma non ci poserei mia figlia neanche se mi pagassero.

Ma quando c'è un'emergenza anche le banchine di attesa della metropolitana vanno bene. E se l'emergenza era un allarme cacca, vedrai che lo spazio intorno a te di forma come per magia.


Qualcuno invece mi deve ancora spiegare perché non è previsto neanche un angolino per sederti nella maggior parte dei negozi che vendono articoli per bambini (e la mia campionatura dei negozi milanesi ne comprende davvero tanti, un po' perché sono una mamma gironzolona, un po' perché da negoziante quale sono mi piace spiare la concorrenza).

Un giorno davanti alla risposta negativa del responsabile di uno di questi mega-negozi per bambini, al quale avevo chiesto se c'era un posto (un tavolino o una sedia) dove potevo far sedere la bimba per cambiarla, mi sono vista costretta ad appoggiare la mia piccina per terra (ovviamente sotto avevo messo il nostro super fasciatoio da viaggio Skip-hop) per un veloce cambio di pantaloni. E l'ho fatto davanti a tutti i clienti e sotto il suo naso indifferente. Che si vergognasse! Ovviamente lì non comprerei più neanche un paio di calzini!

Mia sorella dice che sono polemica. Io dico che sono una consumatrice che può orientare le sue scelte di mercato e dico che noi consumatori abbiamo grande potere (se solo sapessimo di averlo!).

E forse è stato anche per merito di chi ha reso sempre più forte la richiesta di ascolto e attenzione verso le mamme che sono nate realtà come i baby pit-stop, le voci come quella di Radiomamma, con la sua lista sempre aggiornata di negozi, ristoranti, spazi per la cultura, asili, parchi, tutti family friendly. Spazi a misura di famiglia.

Il Comune di Milano ha creato una Carte Cortesia (rilasciata gratuitamente su semplice richiesta), che consente alle donne in attesa e alle mamme, fino ai 9 mesi di età del piccolo, di accedere ad uno sportello preferenziale, che dovrebbe consentire un'attesa minore. Anche se poi succede che non ne informano l'utenza, cosicchè l'altro giorno sono stata io a dire ad una mamma che era arrivata in negozio con il suo cucciolo di 1 mese, sfinita dopo un'ora di coda in comune, che aveva davvero diritto ad un numerino speciale e ad una coda meno lunga, malgrado la risposta negativa avuta dal punto informazioni!

Per fortuna esiste il passaparola tra le mamme!

Forse un giorno non troppo lontano avremo delle corsie preferenziali anche in posta, in banca all'inps (lì mi è successo di dovermi sedere a terra perché nessuno si alzava a cedermi il posto, un giorno che ero in coda per il congedo maternità e avevo rischiato di svenire a seguito di uno dei miei frequenti cali di pressione) e al supermercato (dove la cassa per le mamme in attesa non si estende al post parto neanche se hai un neonato ululante, che non aspetta certo il momento più comodo per noi se vuole mangiare!).

Abbraccio Fiore mentre la porto nella nostra amata fascia e cammino per la mia bella città.

Mi sorprendo a farle vedere i palazzi, i cortili, le vie, le piazze, i negozi di questo posto che amo, perché è anche la sua città e spero la amerà anche lei, pur quando non è a nostra misura come vorremmo.

E, anche se c'è un gradino davanti all'ingresso, anche oggi ci fermeremo dagli amici del Caffè Vergnano, che ci sorridono sempre e a cui Fiore ha imparato a dire “ciao” e a dispensare sorrisi, mentre la mamma beve il suo caffè. Poi usciremo con il solito biscotto, che la mia piccola tiene tra le manine come un trofeo e che porteremo in regalo a Sara.

Chissà se questa volta arriverà intero?

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