Musica per le mie orecchie

Orfeo di Claudio Monteverdi. Prologo. Dopo gli squilli di trombe che annunciano l'inizio dell'opera e celebrano la ricchezza della corte del Duca di Mantova (anche allora si usavano i Jingle) è la Musica che si presenta. Lei che sa “far tranquillo ogni turbato core, Et hor di nobil ira, et hor d'Amore” può “infiammar le più gelate menti”.

Il fascino della musica. Il suo potere, che scatena le emozioni più diverse.

Ci travolge. Ci delizia. Ci rasserena.

Il potere del suo linguaggio. Sì, perchè la musica parla, con la sua lingua. E le sue sono parole che arrivano diritte e ci toccano nel profondo.

Sono Lara, mamma di Fiore, 13 mesi. Canto per la mia bimba da quando è nata, o meglio da quando era ancora dentro di me, nella pancia. E mi piaceva dire che la portavo ai concerti e che veniva con me sul palco a cantare le opere e a ricevere gli applausi insieme a tutti gli amici del coro. Faccio parte di un coro lirico, la Corale Lirica Ambrosiana ( che vanta un ricco repertorio di opere e che si esibisce regolarmente in diversi teatri della Lombardia e a volte anche più in là). Con loro ho passato dei bei momenti della mia gravidanza tra le prove settimanali, le opere, i concerti. Sono un po' gli zii di Fiore. Lei da dentro la pancia si muoveva sempre sugli stessi brani (sembra incredibile, ma è vero) e a volte si muoveva tanto da vedersi senza bisogno di mettere una mano sulla pancia per sentire. Ed era capace di dormire in pieno Stabat Mater di Rossini.

Io ho sempre interpretato i quei segnali come gradimento da parte sua. Ma si sa che noi mamme tendiamo a mettere nel bimbo che dorme nel nostro ventre tanto di quello che siamo in realtà noi.

Alla mia piccola Fiore ho cantato tanto (e lo faccio tuttora) cullandola tra le mie braccia o nella fascia. Lei non si è smentita, preferenze musicali già chiare: dopo aver “amato” nella pancia i canti di Verdi, per i primi mesi le sue ninne-nanne sono state della simpatiche marce!

Sono una persona fortunata. Ho sempre avuto la possibilità di vivere nella musica e questo sicuramente ha rafforzato certe mie attitudini già innate. Mia mamma, anche lei iniziata dalla famiglia allo studio del pianoforte e amante della musica, nei mesi della mia attesa si era dedicata molto all'ascolto della musica poiché aveva letto (cosa di cui ancora non si parlava molto negli anni '70) che il feto ha capacità di udire i suoni che provengono dall'esterno del corpo dela mamma e di riconoscerli una volta nato.

Vicino alla mia culla e poi al mio lettino, nella mia camera, ho sempre avuto un pianoforte, che la mamma suonava ogni tanto, la sera.

Sotto le gambe a ricciolo di quel pianoforte mi sono nascosta tante volte.

E non saprei dire se per quello o per altro ma la musica ha sempre fatto parte della mia vita in modo forte e assoluto.

L'estate che è iniziata la vita di Fiore avevo portato in regalo a suo padre una tromba per dare realtà a quello che diceva essere il suo sogno di sempre. Suonarla. Perchè penso che non sia mai troppo tardi per provare l'emozione di dedicarsi ad uno strumento. Senza nessuna pretesa di diventare Enrico Rava! Ma per il piacere di sperimentare suoni e linguaggi.

Così è arrivata Fiore, la mia piccolina e in me si è rifatto più forte il desiderio di trasmetterle delle cose a me care nel mondo. Qualcosa che va al di là dei geni e del DNA. Così ho ripreso in mano i libri del prof. Gordon, che abitavano da anni nella mia biblioteca, forse per il desiderio inconfessato di farne uso un giorno con un bimbo mio.

Edwin Gordon è lo studioso americano che per quasi 50 anni ha studiato e osservato le modalità di apprendimento musicale del bambino a partire dall'età neonatale.

La teoria dell'apprendimento musicale (Music Learning Theory) si fonda sul presupposto che la musica si possa apprendere secondo processi analoghi a quelli con cui si apprende il linguaggio verbale. Si può infatti parlare di linguaggio musicale che, alla stregua di quasiasi altro linguaggio, ha delle regole sue proprie.

Scriveva Maria Montessori “immaginate come sarebbe meraviglioso se noi fossimo capaci di mantenere la prodigiosa abilità del bambino il quale, mentre è intento a vivere gioiosamente , saltando e giocando,è capace di imparare una lingua con tutte le sue complicazioni grammaticali”.

La musica proprio come una lingua. E il concetto di “educazione indiretta”.

Sappiamo che nessuno “insegna” ai bambini a parlare, come non insegna a camminare o a mangiare. Sono competenze che i piccoli acquisiscono spontaneamente grazie ad un processo fatto di assorbimento e di liberi tentativi. Tutti i bambini, se non sono affetti da problematiche particolari, diventano adulti che parlano, camminano, mangiano.

Quante volte ho incontrato persone che, al sentire che io facevo musica, mi dicevano: “io proprio non potrei, sono negato, sono stonato”. E quante volte ho sentito dire da mia sorella (che è insegnante di pianoforte) che non ci sono persone stonate! Magari persone che non sono state abituate ad ascoltarsi nell'emissione dei suoni (che è diverso).

Gordon parla di potenzialità di apprendere la musica come di una dote innata. Noi tutti nasciamo con un certo livello di attitudine musicale, che è massima al momento della nascita e che può svilupparsi e restare “alta” solo in un ambiente in grado di fargli vivere esperienze musicali significative.

Il problema è che viviamo in un paese dove chi fa musica è ancora considerato un appartenente ad una elite, ad una specie rara, dove pochi hanno accesso ad un iter di studi musicali e dove il livello di insegnamento scolastico nella scuola dell'obbligo è drammaticamente basso (almeno rispetto al resto dei paesi d'Europa).

Un piccolo aneddoto: anni fa mia sorella era stata in Germania con il suo coro per una tourné di concerti. Tornata a casa mi aveva raccontato una cosa che l'aveva stupita più di altre: aveva partecipato ad una normale Messa domenicale e sui banchi della chiesa aveva trovato degli spartiti per coro a 4 voci. Leggendo quegli spartiti a prima vista l'assemblea dei fedeli aveva poi accompagnato la liturgia. Proprio con la stessa facilità e tranquillità con cui noi leggiamo le parole delle preghiere.

Sono sicura che là non sono tutti musicisti, ma sicuramente c'è una diversa consuetudine all'ascolto della musica, alla frequenza ai concerti, una diversa cultura ed educazione musicale.

Quello che suggeriscono i più recenti studi è di esporre il il bambino ad un percorso di apprendimento musicale fin da quando è molto piccolo, approfittando del momento in cui la sua capacità di apprendimento è al livello massimo.

E il percorso suggerito e studiato da Edwin Gordon non è quello degli studi canonici, che iniziano dalla scrittura musicale (il famoso solfeggio!). Sarebbe come voler insegnare ad un bambino a scrivere prima che abbia imparato a parlare.

Ad un picolo non si insegna a parlare, ma si comunica parlando con lui.

Un piccino, che è costantemente immerso nelle parole e che naturalmente, per sua natura, presta attenzione agli stimoli provenienti dall'ambiente esterno, comincerà ad un certo punto ad interagire. Prima con piccoli fonemi e risposte (che sono casuali, intenzionali e imitative) poi con parole e frasi complete.

Questo fa un insegnante AIGAM: non chiede al bambino di fare qualcosa, ma fa lui per il bambino. Canta per lui, si muove per lui, lo incoraggia nelle risposte musicali, lo guida attraverso l'imitazione accurata dei suoni che gli propone, per poi accompagnarlo attraverso l'assimilazione della sintassi musicale.

Naturale e fondamentale presupposto di tutto ciò è la ricchezza e la varietà di linguaggio (musicale) che un insegnante AIGAM è in grado di proporre. Non possiamo pretendere che un bimbo sviluppi una capacità di linguaggio musicale solo ascoltando musica per bambini (che spesso ha un solo tipo di tonalità -maggiore- e un ritmo binario). Se vogliamo che il nostro bimbo scopra e apprezzi il gusto del cibo di certo gli proporremo assaggi di varie pietanze e sapori. Non solo pasta al pomodoro.

Allo stesso modo non sarebbe sufficiente proporgli solo l'ascolto di brani di musica “colta” (classica e non) attraverso l'uso di cd. Infatti il nostro bimbo imparerà a parlare perchè NOI parliamo con lui, non certo perchè decidiamo di portarlo ad ascoltare una conferenza sulla lingua italiana!

Basta andare a seguire una lezione con un insegnante AIGAM per capire la differenza. Anche per chi non è esperto di musica è impossibile non cogliere la ricchezza di ritmi, tonalità e modi proposti. Durante la lezione i genitori sono presenti (almeno quando si parla di bambini sotto i 24 mesi) e sono invitati a partecipare. Cioè a “parlare” anche loro, ma sempre solo cantando, accompagnando queste musiche che non hanno parole (perchè la parola distrarrebbe l'attenzione del bambino), ma che sono fatte di suoni e vocalizzi.

E senza quasi sforzo ci si trova a far parte di un canto interpretando la seconda o la terza voce.

Lo stesso più o meno succede ai concerti. Genitori e bambini in centro alla sala. Seduti. Senza parlare, Come se fossimo tutti ad una prima alla Scala. Voci (delle insergnanti) e strumenti intorno, in un abbraccio sonoro.

Spesso succede che i bimbi si alzino e vadano verso la musica, o che restino fermi zitti ad ascoltare, o che scoppino in pianto per effetto dell'emozione. E vi assicuro che non succede solo ai bambini! Un'esperienza da provare.


Non so se la mia piccina da grande farà la musicista.

Spero amerà la musica almeno quanto la amo io.

Spero saprà dialogare con essa, gustarne il sapore.

E a volte lasciarsi ammaliare.

Come le fiere dalla lira di Orfeo.



Comments (2 Comments)

  1. CLAUDIA
    on August 08, 2013

    che bello scoprire che ci sono altre persone affini….. sono una mamma flautista… figlia di un papa’ che suona la tromba da quando aveva 12 anni !!!!!!!! io ho iniziato a cantare in coro a 6 anni…. a 11 a suonare il flauto in conservatorio dove sono rimasta fino all’eta’ di 26 anni… da piccola andavo a sentire la messa in latino ed era normale

    mia figlia ha sempre sentito la mia musica…. ha emesso il suo primo suono con un flauto spontaneamente a 6 mesi , gattonando verso il cestino dei flauti

    canto in un coro lirico…. e adoro i bambini…. insegno musica da quando avevo 20 anni e proseguo nel mio percorso imparando sempre cose nuove…. è un mondo meraviglioso…

    ah… mia figlia suona le percussioni… la batteria , il glockenspiel , il flauto dolce e un po’ di traverso e di pianoforte…. per me è importantissimo fare tante esperienze e conoscere tanti strumenti…. tanti suoni…. tante musiche… anche se abbiamo gusti diversi condividiamo un nostro linguaggio… e sono davvero felice di poterlo fare….

    se hai piacere puoi curiosare il blog lalberodellamusica o la pagina facebook

    lalberodellamusica.blogspot.com/

    https://www.facebook.com/pages/Lalberodellamusica/115576231850604

    o contattarmi vascotto.claudia@yahoo.it

  2. CLAUDIA
    on August 08, 2013

    che bello scoprire che ci sono altre persone affini….. sono una mamma flautista… figlia di un papa’ che suona la tromba da quando aveva 12 anni !!!!!!!! io ho iniziato a cantare in coro a 6 anni…. a 11 a suonare il flauto in conservatorio dove sono rimasta fino all’eta’ di 26 anni… da piccola andavo a sentire la messa in latino ed era normale :)

    mia figlia ha sempre sentito la mia musica…. ha emesso il suo primo suono con un flauto spontaneamente a 6 mesi , gattonando verso il cestino dei flauti :)

    canto in un coro lirico…. e adoro i bambini…. insegno musica da quando avevo 20 anni e proseguo nel mio percorso imparando sempre cose nuove…. è un mondo meraviglioso…

    ah… mia figlia suona le percussioni… la batteria , il glockenspiel , il flauto dolce e un po’ di traverso e di pianoforte…. per me è importantissimo fare tante esperienze e conoscere tanti strumenti…. tanti suoni…. tante musiche… anche se abbiamo gusti diversi condividiamo un nostro linguaggio… e sono davvero felice di poterlo fare….

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